domenica, maggio 21, 2006

De televisione

Ora, confesso che quando ho iniziato a scrivere questo blog pensavo che avrei potuto dargli una veste in qualche modo unitaria, tenendo legati fra loro i post con un unico, per quanto intricato, filo concettuale. Pare proprio mi sbagliassi di grosso. Questa è una sorta di diario e su un diario i pensieri piovono naturalmente, senza confluire in alcun imbuto concettuale preimpostato. Meglio così.

E allora, proprio perché mi sono recentemente tornati fra le mani alcuni appunti e frammenti con cui avevo fissato brevi pensieri su personaggi e mondi catodici, mi è venuta voglia di pubblicarli. E li pubblico.

°Stasera ho guardato la televisione. Cosa strana. Ad un tratto è comparso il sorriso populista e plastificato del nostro amato Presidente del Consiglio che ha invitato gli italiani a seguire il suo esempio: lavora dalle sette e un quarto del mattino alle due e mezza di notte. Non stava scherzando.
*ovviamente tale appunto è stato scritto prima del 10 aprile 2006.

°Meglio di qualsiasi trattato di sociologia è sedersi comodi davanti alla televisione e guardare The club. Deprimente specchio di una grande fetta di giovani (e meno giovani).

°Ho guardato per qualche minuto un programma di quiz televisivi. Con Amadeus. Ho guardato per qualche minuto un programma di quiz televisivi e ho avuto un'illuminazione. (A riguardo l'illuminazione può essere solo di serie D) comunque... ne ho capito l'essenza. Sono domande per un deficiente furbo. Punto.

°Tutti i "fenomeni televisivi", a parte qualche rarissimo caso, sono quanto di più ignorante, deprimente e nauseabondo possa esistere. Anche chi abitualmente si nutre di televisione definisce il fenomeno delle Lecciso come una delle cose più ignoranti, deprimenti e nauseabonde possibili.

°Ricordi televisivi. A distanza di più di un anno ricordo uno dei programmi più avvilenti che abbia mai visto: Sexy Boxy. Su Odeon mi sembra. Attorno alla mezzanotte. Ragazze dalla bellezza (presunta) volgare che si fingevano contendenti in incontri più o meno di lotta libera solo per strapparsi reggiseni leopardati e per farsi riprendere il perizoma che si infilava fra culi e fighe usurate mentre si aggrovigliavano sul ring. Ma ben più mortificanti dello spettacolo pornografico erano gli esempi di italiotità qualunquista e arrogante offerti dal presentatore-pappone in abito da sera e, ancor più, dal trio di commentatori astiosi e sfottenti, sicuramente convinti che dai loro continui lazzi sessuali e pseudosatireggianti emergesse la giusta visione del mondo. E, tutt'attorno al ring, individui pressati a fotografare col cellulare.

°Una pubblicità. Non è assolutamente l'esempio peggiore del genere, neppure sfigura quando passa in televisione, anzi, quasi non la si nota. Però pensiamoci. In pratica dice: se vuoi suicidarti, suicidati. Ma non sulla mia macchina.