domenica, giugno 04, 2006

Allusioni

Eccomi di nuovo qua. Nonostante i miei rinnovati sentimenti nei confronti del computer, ogni tanto riaffiora l'antica repulsione e dobbiamo concederci, per la salute di entrambi, dei momenti di pausa; poi, tutto sommato, ho anche altre e più importanti cose da fare che starmene seduto di fronte ad un computer. Fine del preambolo.

Rileggo l'ultimo post. Rileggo la poesia A lezione. Alludo a me stesso. E allora volo mentalmente. Costruisco un teatro nella mia testa. C'è un intervistatore che mi chiede: "Ma... hai mai alluso a te stesso?" E io: "Beh... certamente, continuamente, ma d'altra parte chi non lo fa? Lo facciamo tutti. Chi non lo fa è una persona alquanto incoerente... o un genio del trasformismo. Tendo ad optare più per la prima ipotesi (pur potendo le due convivere benissimo). Continuamente ci rifacciamo a modelli mentali-comportamentali personali che si traducono in gesti che sono una continua allusione a gesti già fatti, in parole che sono una continua allusione a parole già dette... sarebbe preoccupante se così non fosse."
Applausi dal pubblico mentale.
Io, col sorriso di chi sa di averla detta giusta, continuo: "Se comunque provo a rispondere in modo meno estroso ma sicuramente anche meno antipatico, sottointendendo quello che lei voleva sottointendere, pur essendoci in ogni caso assolutamente del vero in quello che ho detto precedentemente, le dico di sì, più volte l'ho fatto. Probabilmente molte volte l'ho fatto senza accorgermene... ora però mi viene in mente il caso di una mia poesia piuttosto recente e di un'altra mia poesia comunque recente anche se meno. Le due poesie in questione sono A lezione e Parole in successione alfabetica. A dire la verità, più che alludere a me stesso proprio mi cito, terminando A lezione (la più recente) come avevo terminato Parole in successione alfabetica. A sua volta quest'ultima si rifaceva ad Alfabeto nella costruzione, in un continuo ed inevitabile gioco di rimandi e allusioni che emergono più o meno manifestamente. Perché l'arte e più la cultura sono questo; perché pensare è questo. Qualcosa di fluido, strettamente connesso a ciò che sta attorno, tutt'altro che avulso dalla realtà, dalle tante possibili realtà.
Credo nel pensiero assoluto, ma di solito il creare qualcosa passa attraverso l'osservazione di ciò che già esiste e la seguente riflessione che porta al pensare qualcosa di diverso, di nuovo. Vale tanto per una poesia quanto per una cattedrale. Scriverà migliori poesie e costruirà migliori cattedrali probabilmente chi ne ha rispettivamente lette e viste tante di chi non ne ha letta e vista nessuna*."
Altri applausi.
Concludo (e forse rovino) il mio post-discorso con un'epigrafe dal sapore di motto spiccio... comunque:
La vita è una continua allusione.

*Puntualizzazione: non si pensi però che l'accumulazione di conoscenze garantisca la buona riuscita della propria opera e che l'equazione più so = meglio mi riuscirà sia vera. Tutt'altro. Mi sembra fin troppo ovvio ma è sempre meglio specificare.