martedì, ottobre 03, 2006

Stairway to Heaven

Ore dieciedodici. Stazione di Frankfurter Allee. Indosso una maglia di mio fratello. Bianca. Con scritte nere. NON SOPPORTO IL LECCACULISMO DEMOCRISTIANO. Tanto qui nessuno può capire. Peccato. Oggi comunque sono in ordine. Fresco di doccia. Niente droga. Nientediniente addosso. Solo la maglietta, un paio di jeans non tanto sporchi ma non troppo puliti e le mie scarpe nere non tanto pulite ma non troppo sporche. E un pacchetto di Marlboro rosse in tasca. Raucher sterben früher. Me ne frego. Oggi è un giorno importante. Oggi sono determinato. Aspetto la metro. Aspetto la metro e sogno. Forse dopo l’incontro potrò veramente dire Fanculo a tutti e andarmene. In India. Che sia pure un’India ingenuamente e occidentalmente stereotipata sognata sulla base inconsistente di qualche lettura adolescenziale e di un paramisticismo costruito solo sulla voglia di droghe come ha dichiarato con tono appassito quel giovane regista che mi ha intervistato per un documentario sulla sottocultura giovanile. Vada affanculo. Affanculo lui e il suo concettualismo posticcio. E affanculo i crucchi affanculo l’Italia affanculo i Double Whopper di Burger King affanculo Kristen affanculo l’appartamento in Müggeirstraße 24 affanculo i pomeriggi emicranici affanculo le luci al neon affanculo gli scarafaggi affanculo i papponi e le loro Mercedes truccate affanculo le loro Dolores rifatte affanculo le figlie di banchieri berlinesi e le loro creste arancioni affanculo le pubblicità di rasoi affanculo i sexy shop affanculo i gorilla dello zoo affanculo lo zoo affanculo i ciccioni affanculo i distributori automatici di merdate americane affanculo le emozioni mercificate affanculo i giorni anfetaminici affanculo la distruzione coatta affanculo me stesso. No. Cosa dico. Me stesso no. Oggi mi amo. Oggi mi devo salvare. Arriva la metro. Le porte si aprono. Persone escono. Persone entrano. Entro anch’io. Mi siedo. In piedi di fronte a me c’è una madre triste ma dignitosa. Capelli castani, completo beige, un filo di trucco. In una mano il sacchetto bianco di plastica, nell’altra quella del figlio biondo che si dondola, la guarda e sorride. Sorrido anch’io. Poi mi metto le cuffie. Ascolto i Faint. Posed to Death. Il treno avanza sottoterra. Le vite che trasporta avanzano con lui. Quanto voglio uscire da questa galleria. Le porte si aprono. Frankfurter Tor. Resto seduto. Ho ancora da aspettare. Entrano i soliti fantasmi da metropolitana. Poi… Dio! Ho un brivido… Sale un ragazzotto acneico. Assolutamente identico a Fabrizio. Dio! Fabrizio… Non eravamo particolarmente amici. Ma dopo il suo suicidio l’ho sentito teneramente vicino. E quella sua lettera lasciata sul letto. “Stante l’Ordine delle allodole già schierato a me contro, ritengo cosa giusta e opportuna che io mi ritiri per i seguenti eoni sul massiccio del Karakoram a meditare sui miei atti di noncuranza e di passione. Unico compagno mi sarà un saggio bastone di acero. Unica gioia mi sarà l’assenza di giudizi. Unico conforto mi sarà lo stendermi ignudo in un letto di ghiaccio, avvampante in me la fiamma dell’incomprensione. Mio unico nutrimento. Perché, vi giuro, credetemi, le intenzioni in me erano le migliori né mai tentai di agire con la speranza di danneggiare il cuore di qualcuno. E se lo feci fu solo per eccessivo ardore di gioventù. Ma oramai il mondo tutto mi si è rivoltato contro… e a me, vi giuro, credetemi, più del supplizio ha divelto l’avere il volto del male.” Dio! Fabrizio… Quanto ti capisco. L’assenza di giudizi. E’ questo il punto. L’assenza di giudizi. Se avessi potuto salvarti. Fabrizio. Schillingstraße. Fabrizio scende. Non lo vedrò mai più. Alexanderplatz. Scendo. Il bambino biondo mi sorride. Attraverso il mare di corpi. Come guerriero aureo impassibile. La musica è il mio scudo. Attendo la U2. Diezione Ruhleben. Arriva. Le porte si aprono. Persone escono. Persone entrano. Entro anch’io. Di nuovo. Mi siedo. Stavolta nessun bambino a sorridermi. Soltanto un turco unto che mi guarda assente. Ma tanto ho la mia musica. Sono invincibile. Klosterstraße. Märkisches Museum. Spittelmarkt. Resisto. Devo sconfiggere l’ombra. Mohrenstraße. Potsdamer Platz. Sto sconfiggendo l’ombra. Ernst-Reuter-Platz. Mi alzo. Scendo. Scale. Corridoi. Scale. Due ragazzi che corrono. Corridoi. Quanto odio queste caverne. Quano puzzano queste caverne. Ma finalmente ci sono. Finalmente abbandono le viscere. Mi sento forte e leggero. Sono vicino all’incontro. Una pubblicità di intimo femminile. Poi le scale. I gradini. Vedo la luce. Che bella luce.