martedì, settembre 05, 2006

The Great Pretender

In questi giorni circostanze particolari mi costringono a casa, io allora affronto il domicilio più o meno coatto smanettando un poco al computer. Durante lo smanettamento odierno scopro che Farookh Bulsara, alias Freddie Mercury, nasceva a Zanzibar sessant'anni fa.

Mi sono sentito anch'io allora di ricordarlo in qualche modo. Ora, per quanto io mi nutra di tanta musica (tanta, non di tutta, chi risponde "Un po' di tutto" alla domanda "Che musica ascolti?" spesso la ascolta poco e soprattutto male, comunque...) i miei ascolti abituali oggi si distaccano un po' dai Queen; la loro musica però e la voce di Freddie sono state uno dei miei primi ascolti autonomi (meglio, il loro primo Greatest Hits è stata la mia seconda cassetta), mi hanno dato molto e ancora oggi non mi dispiace, anzi, mi piace ascoltarli.

La voce di Freddie... una delle più belle che si possano ascoltare. Ogni tanto ho pensato che fosse un luogo comune di chi vuole improvvisarsi musicologo pur non riuscendo ad uscire da ascolti convenzionali. Invece no. E' assolutamente vero.

L'ho appena ascoltata mentre canta The Great Pretender, brano dei Platters del 1956 scritto da Buck Ram, in una registrazione del 1987 che compare in The Freddie Mercury Album nel 1992, raccolta di brani di Freddie solista. Grande interpretazione e grande scelta. Molto appropriata per la sua figura. Per lui. Impalcatura sonora retro senza troppi pensieri, a tratti del tutto spensierata. Esibizione in abito rosa. Testo profondamente triste (triste, sì, triste. Talvolta gli aggettivi semplici sono i più adatti). Ora, forse fraintendo, ma mi sembra che sia più che un banale canto d'amore per un amore che non c'è più. O perlomeno Freddie così la percepisce e la interpreta. Sempre a metà fra gioco e reale sentire. Sempre sorridendo e rivelando il proprio essere solo. Terribilmente solo e fragile. Per questo l'ho tradotta facendo corrispondere a you voi. Ripeto, forse fraintendo, ma mi piaceva pensare così. Solo tre versi.
Oh yes, I'm the great pretender
Pretending I'm doing well
I'm lonely but no one can tell.
Quasi commuove. Togliete il quasi.

The Great Pretender

Oh yes, I'm the great pretender
Pretending I'm doing well
My need is such
I pretend too much
I'm lonely but no one can tell.

Oh yes, I'm the great pretender
Adrift in a world of my own
I play the game but to my real shame
You've left me to dream all alone.

Too real is this feeling of make-believe
Too real when I feel what my heart can't conceal.

Oh yes, I'm the great pretender
Just laughing and gay like a clown
I seem to be what I'm not you see
I'm wearing my heart like a crown
Pretending that you're still around.

Too real when I feel what my heart can't conceal.

Oh yes, I'm the great pretender
Just laughing and gay like a clown
I seem to be what I'm not you see
I'm wearing my heart like a crown
Pretending that you're...
Pretending that you're still around.


Il grande impostore

Oh sì, sono il grande impostore
e fingo di stare bene
ho bisogno di questo
di fingere troppo
sono solo ma nessuno lo può dir.

Oh sì, sono il grande impostore
perso nel mio fingere
io gioco sì, ma vergognandomi
mi avete lasciato solo a sognar.

Così vero è questo sentir di fingere
Così vero quando sento quel che il cuore non nasconde.

Oh sì, sono il grande impostore
e rido felice come un clown
sai, sembra io sia quello che non sono
vesto il mio cuore da re
e fingo voi ancora siate qui.

Così vero quando sento quel che il cuore non nasconde.

Oh sì, sono il grande impostore
e rido felice come un clown
sai, sembra io sia quello che non sono
vesto il mio cuore da re
e fingo voi...
e fingo voi ancora qui.