venerdì, aprile 28, 2006

Come comete cadute

Perché? Perché come comete cadute? E' solo una delle tante frasi usa e getta che si fingono d'impatto ma che esauriscono il proprio effetto alla quarta lettura (per altro adattissime a un blog) o è qualcosa di più? Che realmente sia qualcosa di più, questo non posso saperlo, certamente l'ho pensata e vissuta come qualcosa di più, come una valida metafora del nostro essere e, a proposito del luogo da cui sto parlando, del nostro essere nella rete. A dire la verità come comete cadute/nel vuoto stellare è un breve frammento di un'altrettanto breve poesia che ho scritto. Ho il vizio di scrivere. Ho il vizio talvolta di scrivere anche poesie. Ma questa è una precisazione poco importante. In ogni caso, credo che l'immagine della cometa che lascia una scia si confaccia al nuovo universo in cui ognuno semina pensieri, parole, sentimenti più o meno duraturi, più o meno luminosi. Credo, e qui riprendo il mio volere essere blog dei primi due post (si badi, data la mia poca esperienza ho un po' pasticciato con i fusi orari e sono stati pubblicati in ordine inverso), che tale scia luminosa sia possibile emblema della trasformazione dell'uomo in bytes, della trasformazione dell'individuo in flusso, e non voglio essere tristemente critico a riguardo, no, adesso assolutamente no, intendo dire che si tratta della creazione di un nuovo possibile livello dell'esistenza, e non della riduzione dell'uomo a insieme di bits e pixels. E, di nuovo, dobbiamo essere noi a determinare la direzione di tale processo e a capire che ci si può munire di un importante strumento per la comprensione di quel fondamentale principio che vuole che l'essenza delle cose non si misuri da ciò che è fisicamente tangibile. Ma da una traccia del nostro passaggio.

mercoledì, aprile 26, 2006

Voglio essere blog

Voglio scrivere un blog. Voglio creare un blog. Ma perché? Voglio scrivermi un blog. Voglio crearmi un blog. Ma perché proprio tu? Voglio scrivermi blog. Voglio crearmi blog. Ma perché proprio tu? Perché tu, classicista, scettico nei confronti delle nuove tecnologie... non le hai sempre ritenute futili? Non hai sempre guardato con insieme divertito e triste cinismo la cieca corsa verso il nuovo quando incuranti tutti ci si lasciava divorare dagli eterni veri problemi, dagli eterni veri pensieri? Voglio essere blog. Ma perché proprio tu? Perché tu che ami camminare per strada, che ami camminare in un bosco? Perché tu che quando invece ti siedi al computer sereno sempre ti alzi cupo, vuoto? Perché tu che hai sempre creduto nell'autenticità dei rapporti frontali, nella magia delle parole dette, nell'empatia degli sguardi? Voglioessereblog voglioessereblog voglioessereblog voglioessereblogessereblogessereblogessereblog.

Voglio essere blog 2

Ora, in modo meno enfaticamente trasportato, proviamo a pensare perché mi è venuta voglia di scrivere un blog. Mi è realmente venuta voglia di scrivere un blog. Perché, oltre le validissime riflessioni sulla futilità di un certo atteggiamento infantile e miope nei confronti di tutte quante le novità che ci vengono propinate dal sistema, ho sempre (e forse non a torto) considerato i diari on-line come il regno di ragazzine adolescenti e preadolescenti incapaci di tenere per sé le sempre noiose avventure e sempre uguali patimenti sentimentali e di ragazzotti più o meno acneici che fra un videogioco e l'altro cercano di dimenticare la propria noia aggioarnandosi su calcio, musica (molto spesso innocuo punk-rock di basso livello) e peripezie sentimentali-sessuali tanto più interessanti di quelle delle loro controparti femminili quanto più volgari. Il tutto presentato da una parte con una veste viola-rosa di cuoricini, fiorellini, Diddl e stucchevoli aforismi da copertina del diario, dall'altra con un vestito sudaticcio da cui emergono fotografie di festini etilici da telefilm americano e squallide battute a sfondo sessuale da limoncello a fine cena aziendale. Eppure, nonostante tutto, ho voglia di scrivere un blog. Sono contento di scrivere questo blog. Ma perché? Perché questa voglia? Beh, intanto perché un caro amico ha creato un blog interessante. Un blog intelligente. E sicuramente leggerlo, scorrere e scoprire il suo mondo nel silenzio della mia stanza mi ha aiutato ad elaborare qualcosa che da un po' prendeva forma in me. E cioè l'idea che dietro a quell'ammasso di spazzatura informe si annidasse un seme dal grande potenziale positivo. Il seme della libertà di comunicazione e di un mondo aperto. C'è di più. C'è l'avvento di una nuova struttura del mondo, opposta alla logica meccanizzata che ne ha regolato le vicende fino a sessant'anni fa. Certo, questa struttura da anni si poteva intravvedere, ma, si sa, le rivoluzioni necessitano di tempo per attecchire... adesso però qui e ora si sta concretizzando questa rivoluzione postmoderna e paradossalmente il suo grande valore è stato inconsciamente capito proprio da quell'immenso popolo di cybernauti verso cui tenderei ad essere assai critico. Non intendo certo proclamarli santi e martiri della nuova era, intendo dire che la cultura popolare è sempre stata depositaria di grandi verità e saperi, e solo recentemente, con la frenetica accelerazione di scoperte tecniche e ritmi di vita la cultura popolare ha vacillato, si è sentita arretrata e si è aggiornata con gli strumenti (televisione in primis) che la società le offriva, producendo una (sotto)cultura basata sull'astio. Oggi però si decide la sfida e sta a chi sente di poter dare alla comunità anche solo una piccola spinta nella direzione della consapevolezza contribuire con un pensiero, un gesto, un blog appunto. Perché non tutto deve essere alienante e alienato. Perché una soluzione c'è. Perché la soluzione siamo noi.

E poi, dopo tutto... sono solo un ragazzo che ha voglia di scrivere un blog.

*Forse ancora erroneamente convinto che nel mondo virtuale basti un click per cancellare pensieri e problemi. Qui imparerò - almeno così spero e credo - che non è la consistenza fisica delle cose a determinarne il valore e l'effettiva esistenza.