Come comete cadute
Perché? Perché come comete cadute? E' solo una delle tante frasi usa e getta che si fingono d'impatto ma che esauriscono il proprio effetto alla quarta lettura (per altro adattissime a un blog) o è qualcosa di più? Che realmente sia qualcosa di più, questo non posso saperlo, certamente l'ho pensata e vissuta come qualcosa di più, come una valida metafora del nostro essere e, a proposito del luogo da cui sto parlando, del nostro essere nella rete. A dire la verità come comete cadute/nel vuoto stellare è un breve frammento di un'altrettanto breve poesia che ho scritto. Ho il vizio di scrivere. Ho il vizio talvolta di scrivere anche poesie. Ma questa è una precisazione poco importante. In ogni caso, credo che l'immagine della cometa che lascia una scia si confaccia al nuovo universo in cui ognuno semina pensieri, parole, sentimenti più o meno duraturi, più o meno luminosi. Credo, e qui riprendo il mio volere essere blog dei primi due post (si badi, data la mia poca esperienza ho un po' pasticciato con i fusi orari e sono stati pubblicati in ordine inverso), che tale scia luminosa sia possibile emblema della trasformazione dell'uomo in bytes, della trasformazione dell'individuo in flusso, e non voglio essere tristemente critico a riguardo, no, adesso assolutamente no, intendo dire che si tratta della creazione di un nuovo possibile livello dell'esistenza, e non della riduzione dell'uomo a insieme di bits e pixels. E, di nuovo, dobbiamo essere noi a determinare la direzione di tale processo e a capire che ci si può munire di un importante strumento per la comprensione di quel fondamentale principio che vuole che l'essenza delle cose non si misuri da ciò che è fisicamente tangibile. Ma da una traccia del nostro passaggio.

