lunedì, ottobre 30, 2006

Studenti

[Bologna, marzo 2006]

Si sta come
di maggio
sugli alberi
bottiglie.


Nel senso di
Ma che cosa stiamo a fa'?

Ogni tanto mi sento
un po' così.

giovedì, ottobre 26, 2006

Di fedi

Primi anni Cinquanta. Cesira entra in camera di Vilma: "Al sét c'l'è môrt Stalin?"

Vilma, allora adolescente, a letto influenzata, fa alla nonna: "Meglio lui di me."

"Cretina." (Ché quando voleva pungere risentita le parlava in italiano). Fa per andarsene offesa. Poi sulla soglia si gira: "Gióst... duv stèva'l Stalin? A Bulåggna?"

sabato, ottobre 21, 2006

Testa coronata

Vittorio Emanuele di Savoia è talmente imbecille che tutti, ma proprio tutti, concordano nel dire che è un assoluto imbecille.

Cosa strana in un paese dove più che per buonsenso si parla per convenzioni. E dove gli imbecilli sono tanti.

S-a-p-e-r-i

Quanto è facile sapere le cose, con Google.
Più difficile però è non dirle come un computer.

mercoledì, ottobre 18, 2006

Collage

Urca urca tirulero oggi splende il sol
urca urca tirulero oggi splende il sol
quando mi sveglio mi sento più allegro
se ci sono dei biscotti da mangiare
Black bird has spoken
Like the first bird
sembra di sentirlo ancora dire al mercante di liquore
"Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?"
I drink much more that I ought to drink
Because it brings me back you
salsicce fegatini viscere alla brace
e fiaccole danzanti lamelle dondolanti
And the kids can't get ice-cream
'cause the market burned down
słyszałam krzyczące ptaki, widziałam płonące krzaki.
Spaliło się me pragnienie. Co się stało? Nie wiem
Faces look ugly when you're alone
Women seem wicked when you're unwanted
quanti orrori attorno a te
senza ribrezzo che vita è?
This is the age of decay and hypocrisy
Sometimes I feel like the world isn't ready for me
e devo dire che oramai
somiglia molto a tutti noi
il conformista
Doesn't have a point of view
Knows not where he's going to
Isn't he a bit like you and me?
When the world is sick can't no one be well
But I dreamt we was all beautiful and strong
Ich reit' Kometen
Mein Weg ist lang und schwer
il mio mitra è il contrabbasso che ti spara sulla faccia
che ti spara sulla faccia ciò che penso della vita
guerra tu sì busciarda, sì mariola
te sì arrubbato 'nu piezz''e core
The sun sets on the war
The day breaks and everythingh is new
limpia el camino de paja
que jo me quiero sentar
Vienne me visiter dans la métempsychose
Je saurai recevoir je peux lui en faire voir de la sérénité
io non tremo
è solo un po' di me che se ne va
le stelle che riesco a vedere sono una piccola percentuale
esiste tutto ciò che io non riesco ancora a immaginare
che ridere non è mostrare i denti
ma accorgersi che esiste la bellezza.

sabato, ottobre 14, 2006

Atene

[Atene, colle del Licabetto, gennaio 2006]

Una croce ortodossa
illuminata al neon.

martedì, ottobre 10, 2006

Cinismo on-line

Quanti poeti in rete.

venerdì, ottobre 06, 2006

Love mex

Ieri nn sapevo se era amore o morte chiudere il cuore in centosessanta caratteri. Oggi lo so. Oggi t invio un complice bacio ;-*

[In effetti questo era piuttosto modesto. Avevo pure tentato di fare il giovane...]

giovedì, ottobre 05, 2006

Diarieggiando

Blogger, Blogger...
Sai, gli italiani quando ci si mettono sanno essere molto più elastici. Quindi qui.

mercoledì, ottobre 04, 2006

Museo

Quanti quadri quadrati quieti
sulle pareti
riposano.

Bianchi i confini
di un mondo
di colori rinchiusi.

Suoni soffusi
come in un bosco incantato.
Magia nell'occhio di un bambino
e la palpebra stanca.
Ancora non sa
che l'uomo
ostinato
si inganna
e finge
il tempo
nei giorni

Perché esista la morte

e la parola
Sempre.

martedì, ottobre 03, 2006

Stairway to Heaven

Ore dieciedodici. Stazione di Frankfurter Allee. Indosso una maglia di mio fratello. Bianca. Con scritte nere. NON SOPPORTO IL LECCACULISMO DEMOCRISTIANO. Tanto qui nessuno può capire. Peccato. Oggi comunque sono in ordine. Fresco di doccia. Niente droga. Nientediniente addosso. Solo la maglietta, un paio di jeans non tanto sporchi ma non troppo puliti e le mie scarpe nere non tanto pulite ma non troppo sporche. E un pacchetto di Marlboro rosse in tasca. Raucher sterben früher. Me ne frego. Oggi è un giorno importante. Oggi sono determinato. Aspetto la metro. Aspetto la metro e sogno. Forse dopo l’incontro potrò veramente dire Fanculo a tutti e andarmene. In India. Che sia pure un’India ingenuamente e occidentalmente stereotipata sognata sulla base inconsistente di qualche lettura adolescenziale e di un paramisticismo costruito solo sulla voglia di droghe come ha dichiarato con tono appassito quel giovane regista che mi ha intervistato per un documentario sulla sottocultura giovanile. Vada affanculo. Affanculo lui e il suo concettualismo posticcio. E affanculo i crucchi affanculo l’Italia affanculo i Double Whopper di Burger King affanculo Kristen affanculo l’appartamento in Müggeirstraße 24 affanculo i pomeriggi emicranici affanculo le luci al neon affanculo gli scarafaggi affanculo i papponi e le loro Mercedes truccate affanculo le loro Dolores rifatte affanculo le figlie di banchieri berlinesi e le loro creste arancioni affanculo le pubblicità di rasoi affanculo i sexy shop affanculo i gorilla dello zoo affanculo lo zoo affanculo i ciccioni affanculo i distributori automatici di merdate americane affanculo le emozioni mercificate affanculo i giorni anfetaminici affanculo la distruzione coatta affanculo me stesso. No. Cosa dico. Me stesso no. Oggi mi amo. Oggi mi devo salvare. Arriva la metro. Le porte si aprono. Persone escono. Persone entrano. Entro anch’io. Mi siedo. In piedi di fronte a me c’è una madre triste ma dignitosa. Capelli castani, completo beige, un filo di trucco. In una mano il sacchetto bianco di plastica, nell’altra quella del figlio biondo che si dondola, la guarda e sorride. Sorrido anch’io. Poi mi metto le cuffie. Ascolto i Faint. Posed to Death. Il treno avanza sottoterra. Le vite che trasporta avanzano con lui. Quanto voglio uscire da questa galleria. Le porte si aprono. Frankfurter Tor. Resto seduto. Ho ancora da aspettare. Entrano i soliti fantasmi da metropolitana. Poi… Dio! Ho un brivido… Sale un ragazzotto acneico. Assolutamente identico a Fabrizio. Dio! Fabrizio… Non eravamo particolarmente amici. Ma dopo il suo suicidio l’ho sentito teneramente vicino. E quella sua lettera lasciata sul letto. “Stante l’Ordine delle allodole già schierato a me contro, ritengo cosa giusta e opportuna che io mi ritiri per i seguenti eoni sul massiccio del Karakoram a meditare sui miei atti di noncuranza e di passione. Unico compagno mi sarà un saggio bastone di acero. Unica gioia mi sarà l’assenza di giudizi. Unico conforto mi sarà lo stendermi ignudo in un letto di ghiaccio, avvampante in me la fiamma dell’incomprensione. Mio unico nutrimento. Perché, vi giuro, credetemi, le intenzioni in me erano le migliori né mai tentai di agire con la speranza di danneggiare il cuore di qualcuno. E se lo feci fu solo per eccessivo ardore di gioventù. Ma oramai il mondo tutto mi si è rivoltato contro… e a me, vi giuro, credetemi, più del supplizio ha divelto l’avere il volto del male.” Dio! Fabrizio… Quanto ti capisco. L’assenza di giudizi. E’ questo il punto. L’assenza di giudizi. Se avessi potuto salvarti. Fabrizio. Schillingstraße. Fabrizio scende. Non lo vedrò mai più. Alexanderplatz. Scendo. Il bambino biondo mi sorride. Attraverso il mare di corpi. Come guerriero aureo impassibile. La musica è il mio scudo. Attendo la U2. Diezione Ruhleben. Arriva. Le porte si aprono. Persone escono. Persone entrano. Entro anch’io. Di nuovo. Mi siedo. Stavolta nessun bambino a sorridermi. Soltanto un turco unto che mi guarda assente. Ma tanto ho la mia musica. Sono invincibile. Klosterstraße. Märkisches Museum. Spittelmarkt. Resisto. Devo sconfiggere l’ombra. Mohrenstraße. Potsdamer Platz. Sto sconfiggendo l’ombra. Ernst-Reuter-Platz. Mi alzo. Scendo. Scale. Corridoi. Scale. Due ragazzi che corrono. Corridoi. Quanto odio queste caverne. Quano puzzano queste caverne. Ma finalmente ci sono. Finalmente abbandono le viscere. Mi sento forte e leggero. Sono vicino all’incontro. Una pubblicità di intimo femminile. Poi le scale. I gradini. Vedo la luce. Che bella luce.

Pre-testi

Di solito non mi cimento in concorsi letterari, non mi piace la competizione. Né tutto quello che ci sta dietro. A fine maggio però mi viene segnalato un concorso di "scrittura giovane" e decido di tentare. Almeno un pretesto per tornare a scrivere qualcosa. Quattro categorie: racconto, poesia, blog, sms (che si vuol fare i giovani). Io invio quattro testi. L'unico selezionato per la prestigiosissima pubblicazione in un prestigiosissimo volume in distribuzione in centri commerciali (prestigiosissimi) è il blog, testo tutto sommato discreto, ma sicuramente dei miei il più manierato, abile (relativamente) recupero di frammenti da questo blog. Fra l'altro, per questioni di codifica testi, lo scritto era mancante delle ultime parole, eppure, nonostante tutto... critici e paraletterati. Mah.

In ogni caso, le quattro scritture. Una al giorno.